Abbiamo voluto rispondere all’appello del nostro partner locale Arkangelo Ali Association (col quale implementiamo i progetti “STOP ALLA MALNUTRIZIONE” e “YIROL SOAP” in Sud Sudan), che opera anche in Kenya nelle zone più rurali e povere colpite dalla piaga dell’HIV.
Contesto
Anche per il 2025 abbiamo deciso di sostenere un gruppo di donne vulnerabili del Kenya, devastate dalla povertà derivante dagli effetti del COVID 19, della pandemia di HIV e dell’attuale recessione economica globale.
Le donne target sono soprattutto vedove, divorziate, madri single che hanno abbandonato la scuola, adolescenti madri o gravide, madri di bambini disabili.
Implementeremo microprogetti per l’empowerment sociale ed economico con la missione specifica di garantire una vita dignitosa attraverso la formazione e l’introduzione all’impresa microeconomica per un reddito modesto per le donne per nutrire e sostenere i propri figli.
HIV e AIDS cosa sono?
L’HIV è un virus a RNA che appartiene a una particolare famiglia virale, quella dei retrovirus, dotata di un meccanismo replicativo assolutamente unico. Grazie a uno specifico enzima, la trascrittasi inversa, i retrovirus sono in grado di trasformare il proprio patrimonio genetico a RNA in un doppio filamento di DNA. Questo va ad inserirsi nel DNA della cellula infettata (detta “cellula ospite” o “cellula bersaglio”) e da lì dirige la produzione di nuove particelle virali.
Le principali cellule bersaglio dell’HIV sono particolari cellule del sistema immunitario, i linfociti T di tipo CD4, fondamentali nella risposta adattativa contro svariati tipi di agenti patogeni e oncogeni. L’infezione da HIV provoca, quindi, un indebolimento progressivo del sistema immunitario (immunodepressione), aumentando il rischio sia di tumori che di infezioni da parte di virus, batteri, protozoi e funghi.
L’AIDS, altrimenti nota come Sindrome da Immunodeficienza Acquisita, rappresenta lo stadio clinico terminale dell’infezione causata dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV, Human Immunodeficiency Virus).
HIV e AIDS in Kenya
Il Kenya – oltre 50 milioni di abitanti – risulta essere il terzo Paese al mondo colpito dall’HIV: 1,6 milioni i contagiati, e più della metà non ne sono consapevoli. Negli anni, il Paese ha fatto progressi notevoli, ma ancora un’elevata percentuale di sieropositivi affronta elevati livelli di discriminazione e stigmatizzazione, che impediscono e condizionano l’accesso al trattamento.
La diffusione dell’HIV è dovuta alla forte densità e mobilità della popolazione nelle contee e le persone che vivono con il virus risiedono per lo più nelle baraccopoli. Come un’ampia letteratura evidenzia, l’HIV/AIDS non è soltanto un problema sanitario ma ha profonde implicazioni sociali, economiche e istituzionali. Diversamente dalla malaria e dalla tubercolosi, l’HIV/AIDS è una malattia a lungo termine e colpisce prevalentemente la fascia più produttiva della popolazione compresa tra i 15 e i 50 anni, creando sul sistema uno shock a tutti i livelli (individuale, familiare, della comunità, e – laddove il tasso di prevalenza sia elevato – nazionale) e innescando una spirale distruttiva che produce effetti che perdurano anche dopo la morte del soggetto che ha contratto il virus. Soprattutto nei Paesi con più alta prevalenza, l’HIV/AIDS sta avendo ripercussioni negative sul settore agricolo (incidendo in particolare su produzione e produttività), sulla sicurezza alimentare, sulle economie e i sistemi sociali rurali, compromettendo i progressi finora raggiunti nel campo dello sviluppo.
Sebbene la correlazione tra povertà e HIV/ AIDS sia ancora una questione dibattuta, l’HIV/AIDS è stata definita una “malattia della povertà”: l’evidenza mostra che i poveri sono più vulnerabili alle malattie e meno capaci di affrontarle per diverse ragioni, quali mancanza di informazione, limitatezza di risorse disponibili, scarso accesso ai servizi sociali di base. Le profonde disparità di genere che in molte parti del mondo tuttora permangono determinano un impatto sproporzionato dell’HIV/AIDS sulle donne, in particolare quelle che vivono nelle zone rurali.
In cosa consiste il progetto
Nello specifico formeremo 2 gruppi di donne sull’importanza dell’uso di acqua potabile sia per cucinare che per l’igiene personale. Acquisteremo inoltre dei serbatoi che permetteranno alle donne di raccogliere, trattare e vendere acqua potabile alla popolazione locale di Jam City e Tuinuane a Sabaki, due zone semiaride nelle quali è molto difficile trovare acqua adatta per cucinare e bere.
Formeremo poi un terzo gruppo di donne Kanyadigiro che si occuperà della coltivazione e vendita, presso il mercato locale, di patate dolci e della produzione e vendita di prodotti caseari derivanti dal latte di alcune mucche che acquisteremo appositamente.
Grazie alla vendita di acqua potabile, patate dolci e formaggi le beneficiarie genereranno una piccola fonte di reddito indispensabile per mantenere se stesse e i propri figli. Parte dei fondi derivanti dall’attività di micro impresa verrà reinvestita nel progetto e in nuovi progetti di micro impresa in ambito agroalimentare, allevamento di pollame, economia domestica e cucina utili al sostentamento futuro delle stesse donne e delle loro famiglie.
REALIZZA IL SOGNO!
Dona ora e aiutaci a sostenere una donna affetta da HIV
COSA PUOI FARE CON:
20 €
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